Nel celebrare gli 80 anni di UCID, l’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, non ha scelto la strada della commemorazione nostalgica. Ha lanciato invece una domanda diretta, esigente e profondamente attuale: i valori dell’imprenditoria cristiana sono davvero traducibili nella concretezza dell’economia di oggi?
Durante il suo intervento per l’80° anniversario di UCID Milano, Delpini ha espresso anzitutto gratitudine per una storia fatta di servizio, collaborazione e responsabilità condivisa. Ma il cuore del suo messaggio guarda avanti: non basta richiamarsi ai principi della dottrina sociale della Chiesa, occorre dimostrarne la praticabilità reale nel mercato contemporaneo.
Solidarietà, sussidiarietà, sostenibilità globale, centralità della persona: parole fondamentali, ma che — secondo l’Arcivescovo — devono uscire dalla dimensione della retorica per diventare criteri concreti di gestione aziendale, produzione, partecipazione e creazione di valore. La domanda posta agli imprenditori è chiara: esistono oggi esperienze capaci di dimostrare che un’impresa ispirata ai valori cristiani non solo è possibile, ma anche credibile, competitiva e promettente per il futuro?
Mons. Delpini ha sottolineato che il “fare del bene” non può limitarsi al sostegno di opere positive. La vera sfida, ha spiegato, consiste nel praticare un’attività economica che integri responsabilità sociale, rispetto della persona, sostenibilità ambientale e legittima redditività, tenendo insieme tutti questi fattori senza sacrificare l’uno all’altro.
Nel suo intervento emerge anche una lettura lucida del contesto globale: la pressione dei mercati internazionali, il timore di una progressiva fragilità del tessuto produttivo locale, la sensazione diffusa di competere contro potenze economiche immensamente superiori. Eppure, proprio qui, Delpini individua il ruolo di un’associazione come UCID: non alimentare la paura, ma costruire fiducia organizzata. Mettersi insieme non per lamentarsi, ma per affrontare insieme le sfide del presente.
Tra i passaggi più incisivi, anche una riflessione sul rapporto tra economia reale e finanza. L’Arcivescovo richiama il rischio di una finanza che smette di essere servizio all’attività produttiva, alle famiglie e al lavoro, trasformandosi invece in un meccanismo autoreferenziale capace di divorare valore invece di generarlo.
E forse il messaggio più potente arriva proprio nel finale: celebrare 80 anni non deve significare vivere di un passato glorioso. Significa, al contrario, considerare l’81° anno come un nuovo inizio.
“Il passato ci ispira, i valori ci entusiasmano, ma adesso cominciamo una strada nuova.”
Un invito che va oltre l’anniversario. Un richiamo a un’imprenditoria capace di raccogliere la sfida del presente con realismo, responsabilità e speranza.